Ci sono alberghi che cercano di concentrare tutto al proprio interno e altri che, al contrario, sembrano avere bisogno di ciò che li circonda per trovare un senso compiuto, come il Pineta Nature Resort appartiene decisamente. A Tavon, frazione di Predaia, in Val di Non, non appare come un grande corpo alberghiero, ma come un piccolo borgo disseminato nel verde: edifici, chalet e spazi comuni dialogano con prati e boschi, lasciando che il paesaggio continui a entrare nell’esperienza.

È una scelta estetica, ma soprattutto una misura dell’ospitalità. Nicola Sicher lo spiega con un dato semplice: la struttura arriva a circa cento ospiti e la famiglia non desidera crescere oltre. Non per mancanza di ambizione, ma perché una dimensione maggiore rischierebbe di sottrarre ciò che qui viene considerato essenziale: il tempo da dedicare alle persone. Anche quando il resort è pieno, gli spazi e le attività disperdono naturalmente gli ospiti tra giardino, bosco, escursioni, degustazioni e benessere. Ci si ritrova davvero tutti soprattutto a cena.

Dietro questa impostazione c’è una storia familiare iniziata nel 1954 con Elsa e Guido Sicher e cresciuta per generazioni intorno alla ristorazione e all’accoglienza. Ancora oggi la presenza della famiglia non è un elemento di facciata: Mattia segue la cucina, Andreas il vino e la sala, Nicola il rapporto con il territorio e molte delle attività. È forse questa continuità quotidiana, più che qualsiasi definizione di categoria, a spiegare il carattere del Pineta.

Gli chalet del resort diffuso a Tavon.
Gli chalet del resort diffuso a Tavon. Archivio Pineta Nature Resort

La valle come parte dell’hotel

La Val di Non non ha sviluppato il turismo con la stessa intensità di altre aree alpine. Per i Sicher questo apparente limite è diventato nel tempo un metodo di lavoro. “Siamo sempre stati aperti al nostro territorio”, racconta Nicola. La necessità di costruire un’offerta interessante ha spinto il Pineta a cercare relazioni con ciò che esisteva intorno: caseifici, cantine, allevatori, produttori di miele, piccoli artigiani e aziende agricole.

Ne nasce un ecosistema in cui l’hotel non pretende di sostituirsi alla destinazione, ma funziona quasi da porta d’ingresso. Il paesaggio agricolo, del resto, racconta bene la complessità della valle. La mela, oggi simbolo indiscutibile della Val di Non, si è affermata soprattutto dagli anni Settanta, sostituendo progressivamente un’agricoltura più frammentata e di sussistenza. Il sistema cooperativo ha poi dato forza alle piccole proprietà. Oggi anche il turismo entra in questo racconto con esperienze legate ai meleti, dalla raccolta con gli agricoltori alle visite dedicate ai sistemi di conservazione.

Salendo di quota cambia il paesaggio produttivo: accanto alle mele compaiono piccoli frutti, ciliegie, pascoli, patate e, sempre più spesso, vigne. È proprio questa stratificazione a rendere interessante il progetto del Pineta: non una sequenza di attrazioni costruite per il visitatore, ma la possibilità di entrare in contatto con attività che appartengono realmente alla valle.

Il vino sale di quota

Il capitolo più sorprendente riguarda forse il vino. In una terra immediatamente associata ai meleti, la viticoltura sta cercando nuovi spazi e nuove altitudini. Accanto al Groppello, presenza storica della Val di Non, si stanno affermando piccole produzioni legate anche ai vitigni resistenti, capaci di aprire prospettive interessanti nelle zone più alte.

A Coredo una delle esperienze proposte dal resort conduce a Vin de la Neu, il progetto dell’enologo noneso Nicola Biasi. Nel 2012 Biasi scelse di sostituire i meli della proprietà di famiglia con una vigna di Johanniter, assumendosi il rischio di lavorare su una varietà allora pressoché inesplorata nella zona. Da quel nucleo iniziale il progetto è cresciuto attraverso altri appezzamenti e una ricerca fortemente orientata alla sostenibilità. È una storia che si lega naturalmente al Pineta, perché racconta la stessa idea di territorio: partire da ciò che esiste, studiarlo e provare a immaginare una strada diversa.

Il resort ha trasformato questa vicinanza in un vero progetto di wine hospitality. “Cantine amiche del Pineta” mette in relazione produttori e ospiti durante tutto l’anno, alternando degustazioni, incontri, visite e percorsi personalizzati. L’Enoteca del Pineta diventa uno spazio di consulenza e scoperta, mentre la Secret Cianva – minuscolo ambiente pensato per due persone – consente esperienze private. La logica è semplice: permettere all’ospite di conoscere il vino senza la fretta di dover ripartire, e soprattutto senza la necessità di rimettersi alla guida dopo una degustazione.

Una delle attività parte addirittura a piedi dal resort: accompagnati dalla sommelier Gaia, si raggiungono i vigneti di Vin de la Neu, si degustano anche vini legati alla rete Resistenti di Nicola Biasi e si rientra lungo un percorso ad anello che attraversa il paesaggio agricolo. Il vino, così, smette di essere un servizio aggiunto alla tavola e diventa uno strumento per leggere la valle.

Andreas Sicher e la cultura del vino al Pineta.
Andreas Sicher e la cultura del vino al Pineta. Archivio Pineta Nature Resort

Una casa nata dalla tavola

La gastronomia rimane uno dei punti fermi. “Siamo nati come ristoratori”, ricorda Nicola, ed è una frase che chiarisce perché al Pineta la cucina non venga percepita come un reparto separato dell’albergo. Mattia Sicher lavora sulla tradizione trentina e nonesa, sulla stagionalità e su una rete di fornitori che permette di portare nel piatto una parte concreta del territorio. Andreas Sicher costruisce invece il dialogo con il vino attraverso una cantina ampia, con particolare attenzione al Trentino ma senza rinunciare a etichette italiane ed europee.

Il Ristorante Alla Pineta conserva piatti e preparazioni fortemente identitari – dal tortel di patate agli gnocchetti smalzadi, dal Casolet ai dolci della tradizione familiare – senza trasformarli in una rappresentazione folkloristica. Conta soprattutto la continuità tra cucina e luogo: gli stessi produttori che si incontrano durante una visita possono ricomparire a tavola, e una bottiglia scoperta in cantina può essere ritrovata la sera nel bicchiere.

È in questo passaggio che il concetto di resort diffuso acquista un significato ulteriore. Il Pineta non è soltanto diffuso nello spazio fisico; lo è nella rete di relazioni che costruisce attorno a sé. L’esperienza gastronomica diventa il momento in cui molti di quei fili tornano a incontrarsi.

Il Ristorante Alla Pineta.
Il Ristorante Alla Pineta. Archivio Pineta Nature Resort

Il bosco come spazio di benessere

La parte wellness segue la stessa grammatica. La Pineta Nature SPA si sviluppa su circa 1.200 metri quadrati con Infinity Pool affacciata sulle Dolomiti di Brenta, idromassaggi interni ed esterni, saune aromatiche, bagno turco, laconicum romano, grotta del fieno, percorso Kneipp e piscina per il nuoto. Ma il punto più interessante è ciò che accade appena oltre le sue porte.

Il programma Nature Therapy porta il benessere nel paesaggio attraverso camminate, forest bathing, pratiche di respirazione, yoga, meditazione, attività all’aperto e momenti nel bosco. Anche il nuovo anfiteatro, con lettini immersi nel verde e idromassaggio open air, sembra voler cancellare il confine tra struttura e natura. Non si tratta tanto di moltiplicare le proposte quanto di ricondurle a un’idea coerente: usare il soggiorno per cambiare ritmo.

Le stagioni, in questo senso, diventano il vero calendario del resort. La primavera coincide con la fioritura dei meli e il risveglio dei boschi; l’estate porta sui sentieri e sui laghi; l’autunno introduce raccolta, vendemmia, funghi e foliage; l’inverno cambia ancora una volta il paesaggio e le attività. Il Pineta resta aperto per gran parte dell’anno, con una pausa tra febbraio e marzo dedicata ai lavori e alla manutenzione, e modifica la propria proposta seguendo ciò che accade fuori, non imponendo al territorio un programma immutabile.

L’Infinity Pool e il paesaggio delle Dolomiti di Brenta.
L’Infinity Pool e il paesaggio delle Dolomiti di Brenta. © Giulia Maretti Studio

La misura giusta

In un settore che spesso identifica l’evoluzione con l’aumento delle dimensioni, il Pineta ha scelto una direzione meno ovvia. Crescere, qui, significa aggiungere contenuto più che camere: una nuova collaborazione, un produttore da conoscere, un percorso nel bosco, una cantina, un’esperienza capace di dare all’ospite un motivo per comprendere meglio il luogo in cui si trova. Ecco il rapporto umano come elemento decisivo della vacanza. Il lusso del Pineta, allora, non coincide con l’isolamento dal territorio. È quasi il contrario: avere abbastanza spazio e abbastanza tempo per entrarci davvero.

Forse è questa la sua identità più precisa. Un albergo che non vuole diventare un mondo autosufficiente, ma che usa l’ospitalità per mettere in comunicazione mondi diversi: il bosco e la tavola, la mela e la vigna, la famiglia e gli ospiti, il benessere e il movimento. Restare piccoli, in questo caso, non significa rinunciare a crescere. Significa scegliere con attenzione in quale direzione farlo.

www.pinetanatureresort.it

Fonti e immagini: Testo integrale da James numero 32. Crediti fotografici nelle didascalie.