Il vulcano e il golfo

Al centro di una zona tra le più densamente antropizzate dell'intero pianeta, si staglia il cono del Vesuvio. 1200 metri di montagna che dominano il Golfo di Napoli e dalle cui sommità si può godere di un paesaggio che si perde tra le isole d'Ischia, Procida e Capri passando per la Penisola Sorrentina. A contorno, nella parte più bassa delle pendici e uniti dalla Circumvesuviana, una distesa di edifici senza soluzione di continuità.

In questo contesto, un ambiente affascinante come lo è quello del vulcano atavicamente attira e attrae.

Il nostro itinerario inizia proprio dalla cima del vulcano. Dopo aver lasciato la macchina parcheggiata lungo la strada e dopo una passeggiata di una buona mezz'ora in salita si giunge finalmente alla sommità del Vesuvio, un sentiero percorre buona parte del contorno del cratere. Solo pochi sbuffi di vapore sono il sintomo di un’attività sopita da qualche decennio, una nullità rispetto ai tempi geologici.

L'eruzione, documentata, che maggiormente sconvolse il territorio e che è impressa nei libri di storia fu quella del 79 d.C. Tragicamente distrusse Pompei ed Ercolano ma non fiaccò lo spirito laborioso dei romani che ripresero dopo poco le attività nel versante opposto a quello che ebbe la maggiore devastazione. Solo l'immaginazione riesce a fornirci la visione di come doveva essere il vulcano a quei tempi, molto più grande di quello che rimane e che inglobava, nella sua estensione, anche quello che oggi prende nome di Monte Somma.

Vigne sulle pendici

Nonostante la cementificazione esasperata e incontrollata della parte basale delle sue pendici, sul Vesuvio trovano posto circa 400 ettari di vigneto coltivati prevalentemente con vitigni autoctoni, vitigni che hanno fatto la storia di questo territorio. Le radici delle viti traggono linfa vitale dai terreni vulcanici che restituiscono loro tipici sentori minerali e sapidi. Il Consorzio Tutela Vini Vesuvio lavora, oltre che per promuovere e tutelare le produzioni vitivinicole, per fare rete con gli altri attori del territorio e creare in questo modo le condizioni per una sostenibilità economica dell'intero comparto turistico vesuviano.

I vigneti ai piedi del Vesuvio.
I vigneti ai piedi del Vesuvio.

A tavola, tra mare e terra

Come in tutta la Campania e non solo, la buona cucina riveste, anche su queste pendici, un ruolo fondamentale nella vita dei suoi abitanti e dei suoi tanti turisti.

Una cucina variegata che lungi dall'essere solo di mare rivela importanti espressioni di terra oltre alla tradizionale pizza che in questi territori ritrova le sue origini. Non più una semplice pizza ma la sua evoluzione che diviene supporto per condimenti raffinati associando gusto tradizionale a ingredienti nuovi e abbinamenti inconsueti.

Le pizzerie dei fratelli Salvatore e Francesco Salvo, rispettivamente di Napoli e di San Giorgio a Cremano, da anni si dedicano alla ricerca del miglior equilibrio e dei migliori impasti e associano preparazioni locali a piatti di respiro quantomeno nazionale dove, comunque, è il sottile strato di pasta a costituire il denominatore comune che coniuga tradizione a contemporaneità.

La Bettola del Gusto di Pompei reinterpreta la cucina di mare: la pizza fritta viene accompagnata con un ristretto di polpo, le alici ripiene di provola si uniscono alla maionese di colatura di alici, la papaccella napoletana, un peperone molto carnoso e saporitissimo, diventa insalata con lo stoccafisso e la scarola. E ancora la pasta, rigorosamente mista e di Gragnano, viene condita con il fagiolo dente di morto di Acerra alla pescatora con crudo di gambero rosso e calamaro.

Il paesaggio coltivato sulle pendici del vulcano.
Il paesaggio coltivato sulle pendici del vulcano.

Può sembrare strano come in località vicine al mare si consumi pesce conservato ma Somma Vesuviana può essere ritenuta la capitale del baccalà e dello stoccafisso del sud Italia.

Lo si consuma da 500 anni, da quando la Controriforma Cattolica del XVI e XVII secolo vietò il consumo di carne in alcuni periodi dell’anno. Da qui la necessità di un sostituto che fu individuato, come in altre regioni d’Italia, nel pesce proveniente dal nord Europa, un pesce essiccato e dalla facile conservabilità. Furono i monaci del convento della Madonna dell’Arco di Sant'Anastasia a introdurne la lavorazione di massa disponendo di cisterne e dell’acqua proveniente dal monte Somma. Il ristorante La Lanterna di Luigi Russo è il posto da frequentare per gustare alcuni piatti tipici: dalla genovese di baccalà allo stoccafisso in casseruola con pomodorini, pomodorini del piennolo ovviamente, al baccalà fritto.

Altra prelibatezza vesuviana sono le albicocche Pellecchiella del Vesuvio, un’antica varietà particolarmente dolce e dalla buccia vellutata, da gustare magari in confettura insieme a una golosa panna cotta.

Per la cucina dell’entroterra vesuviano è d’obbligo fare tappa da ’e Curti a Sant’Anastasia. I piatti del ristorante si basano ancora su quanto descritto in antichi ricettari partenopei. Si comincia con i fritti, immancabili e golosi, con la ricotta di fuscella, prodotta con latte intero, e con ’o per e ’o muss, ovvero piede di maiale e muso di vitello. E per primo piatto ’o sicchio d’a munnezza, una ricetta di recupero per non sprecare gli avanzi della frutta secca rimasta dopo le feste.

I vini del Vesuvio

Tutte queste preparazioni, siano di terra sia di mare, trovano un giusto accompagnamento nei vini del Vesuvio. I vini bianchi a base di caprettone, vitigno locale che deve il suo nome alla somiglianza del suo grappolo con la barba di una capra, sono eleganti, con intensi profumi di frutta e una notevole sapidità che allunga il sorso. Di particolare interesse è anche il vitigno catalanesca che regala vini dai profumi di ginestra e dall’elevata mineralità. Per quanto riguarda i rossi, i vini a base uve piedirosso, varietà facilmente riconoscibile per il raspo rossastro che ricorda la zampa di un colombo, presentano un gusto morbido e fruttato con tannini delicati e una relativamente bassa acidità.

Grappoli di catalanesca, vitigno del territorio vesuviano.
Grappoli di catalanesca, vitigno del territorio vesuviano.

La memoria di Villa Augustea

Le architetture di Villa Augustea a Somma Vesuviana.
Le architetture di Villa Augustea a Somma Vesuviana.

Prima di lasciare questa terra dai forti contrasti, occorre prendersi qualche ora per visitare la Villa Augustea di Somma Vesuviana. Un ampio edificio romano solo parzialmente recuperato, costruito agli inizi del III secolo e rimasto operativo fino all’eruzione del 472 d.C. che lo ha parzialmente sommerso. Grazie a campagne di scavo, che si susseguono dal 2002 sostenute dall’università di Tokyo e da aziende private giapponesi, gli archeologi stanno portando alla luce ambienti finemente decorati con pareti rivestite di intonaci e stucchi dipinti e pavimenti a mosaico regalandoci uno spaccato della vita alle pendici del Vesuvio nei secoli successivi alla grande e distruttiva eruzione del 79 d.C.

Le decorazioni dipinte di Villa Augustea.
Le decorazioni dipinte di Villa Augustea.

Fonti e immagini: Testo di Paolo Valente; immagini dai materiali forniti con l’articolo. Tutti i diritti sulle immagini sono riservati ai rispettivi titolari.