“Genova, dicevo, è un’idea come un’altra”. Per quanto ami molto Paolo Conte, non sempre ne condivido opinioni e testi: questo è il caso, seppur la sua Genova per noi contenga parecchie verità. La Superba, nelle parole di Francesco Petrarca, quella nota e meno tale, vale ben più di due giorni di visita; questi sono solo un assaggio, ma mi accontento e li faccio miei iniziando dal suo simbolo per eccellenza, i 117 metri della Lanterna, quasi un minareto che domina la città e il suo mare.
Ma è veramente l’unico simbolo? Basta una passeggiata nel centro storico per perdersi volutamente, dedalo di palazzi aristocratici inframezzati dai caruggi, i tipici stretti vicoli dove botteghe storiche – quelle certificate sono 43, ma in verità sono molte di più – con soffitti decorati, affreschi, intarsi e antichi strumenti da lavoro si alternano a contemporanei negozi di ogni genere e firme di lusso. La vera essenza della città è qui, per luoghi che si presentano quali pasticcerie, enoteche, antiche farmacie, trattorie, negozi di antiquariato. Di certo meritano una visita, per capire e respirare Genova, quella autentica e quotidiana.

Ma il golfo racchiude anche un gioiello, il Porto Antico, cui l’architetto Renzo Piano ha ridato nuova linfa. È qui che si trova l’Acquario, uno dei più grandi e moderni parchi marini d’Europa, che comprende il padiglione dedicato ai cetacei, anch’esso disegnato da Renzo Piano. Ancora al Porto Antico, il Galata Museo del Mare racconta la storia della navigazione e offre percorsi immersivi per chiunque.

Ed è sempre protagonista il mare, con Boccadasse, antico borgo di pescatori, per una passeggiata che è d’obbligo, sia per chi qui ci vive sia per un turista né banale né frettoloso.


I palazzi dei Rolli
Un mare che deve però condividere il suo ruolo di prima donna con mille stimoli culturali che la città offre, alla più parte dei turisti eleganti sirene semisconosciute: se il Palazzo Ducale, antica sede del governo della Repubblica di Genova e residenza del Doge, è famoso per la sua imponente eleganza, il suo piano nobile con le sale del Maggior e Minor Consiglio, la Cappella del Doge, le corti interne e le mostre che ospita, tutte di altissimo interesse, una visita approfondita è d’obbligo per Palazzo Rosso, o Palazzo Francesco Ridolfo Brignole Sale, le cui sale sono un trionfo di stucchi, decori, opere d’arte e dipinti.
Nato nel Seicento quale luogo per accogliere ospiti di alto rango per conto del governo della città durante le visite di Stato, è tra i 42 palazzi dei Rolli – edifici nobiliari tardo-rinascimentali e barocchi – dichiarati nel 2006 Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. L’impressione è di forte impatto estetico, nelle parole di Gustave Flaubert, nel suo Notes de voyage: “Il primo palazzo che ho visto è stato il palazzo Brignole; facciata rossa, scalone di marmo. Le statue non sono grandi come in altri palazzi ma la manutenzione, i mosaici dei pavimenti e soprattutto i quadri lo rendono uno dei più ricchi di Genova”.

Gli fa degna eco Palazzo Bianco, detto anche Palazzo Luca Grimaldi, o Palazzo Brignole Sale, vero e proprio patrimonio d’arte e uno dei principali poli museali della città – sono ben 24 le gallerie genovesi e comprendono anche il Museo di Sant’Agostino, la Gam-Galleria d’Arte Moderna e il Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, da non perdersi – ricco di opere di artisti del calibro di Caravaggio, Rubens, van Dyck, Vasari e di due eleganti giardini, inferiore e superiore, che nel corso del tempo hanno vissuto differenti fasi di rinnovamento estetico.

Ma il più maestoso, forse, è l’adiacente Palazzo Doria-Tursi, o Palazzo Niccolò Grimaldi, sede del Comune di Genova, edificato su tre lotti di terreno e con due grandi spazi verdi a incorniciare il corpo centrale. Particolarmente innovativa è l’inedita soluzione architettonica che, con la successione degli ambienti interni, tra cui spiccano per importanza le sale dedicate a Niccolò Paganini, crea un particolare e suggestivo gioco di luci e prospettive. Una dimora che rappresenta il culmine del fasto residenziale dell’aristocrazia genovese, come testimoniato dalle decorazioni interne e dai dipinti.

C’è poi un pittore importantissimo per la città, Bernardo Strozzi, per un ciclo di bellissimi affreschi – fino a pochi anni fa colpevolmente celati, a causa di liti tra lo stesso Strozzi e il committente, da uno spesso strato di intonaco e da una controsoffittatura – nel Palazzo Podestà, conosciuto anche come Palazzo Nicolosio Lomellino. Un luogo forse unico per i suoi sontuosi e coloratissimi stucchi interni presenti anche nella facciata della dimora, con belle terrazze che sovrastano un grandioso ninfeo realizzato nel Settecento, capace di fondere armoniosamente elementi architettonici, naturali e scultorei, ed erede di una tradizione particolarmente florida a Genova.
Qui l’architetto-scultore Parodi ha ideato una soluzione monumentale e inedita che, sfruttando la potenza delle acque, raccorda il cortile con il giardino posto due livelli più in alto, affidando a un suo allievo le sculture dei giganteschi tritoni e del putto che getta l’acqua. Un giardino, eretto sfruttando il declivio della collina retrostante, si apre verso il monte.

San Lorenzo e i suoi tesori
Le ultime tappe della due giorni genovese sono dedicate alla visita del rinascimentale Palazzo Tobia Pallavicino, sede della Camera di Commercio, e della Cattedrale di San Lorenzo, il più importante luogo di culto della città. Consacrata nel lontano 1118, presenta una straordinaria stratificazione di stili: dalla struttura romanica originaria, evidente nei fianchi e nei portali laterali, alla grandiosità del gotico, che trova la sua massima espressione nella facciata asimmetrica a fasce bicrome bianche e nere e nei suoi tre maestosi portali di ispirazione francese. Interventi successivi hanno portato all’inclusione di elementi propri del Rinascimento e del Manierismo; ammirarla è un lungo racconto di storia e architettura.

Ma vale la pena scendere anche nei suoi sotterranei, che ospitano il Museo del Tesoro, dove è conservato il Sacro Catino, prezioso manufatto islamico in vetro verde che si suole identificare con il Santo Graal. Va anche notata, nella navata, una replica perfetta dell’involucro di un proiettile navale che nel 1941 sfondò il tetto della chiesa durante un bombardamento ma rimase inesploso, salvandola dalla distruzione.
Al termine, la summa di due giorni è affidata alla penna di Guido Piovene, e al suo potente pensiero: “Appoggiata a terrazze che digradano sulle pendici, le case sembrano erette l’una sull’altra; tutte sembrano spingersi in alto più che possono, come le piante di una selva, in cerca di luce. Si direbbe che una sola scaletta a chiocciola, nell’interno di esse, ci possa condurre dal porto alla cima delle colline. Al sommo, i nuovi grattacieli si intonano con l’aspetto verticale della città”.
Hotel Bristol Palace, eleganza Liberty
C’è un’antica norma redazionale e grafica che recita che qualsiasi racconto o articolo non debba mai iniziare con un numero, in questo caso 121. Sono questi gli anni di vita dell’Hotel Bristol Palace, icona genovese in puro stile Liberty che nel 2023 ha conquistato, a ragione, la sua quinta stella. Già varcarne la soglia, sotto i portici della zona centrale della città, significa fare un tuffo nella storia e nel fascino dell’hotel: il suo interno ospita, perfettamente conservati, arredi originali art déco, oggetti e complementi d’arredo dell’Ottocento, sontuosi salotti Napoleone III, marmi pregiati e cristalli, stucchi e affreschi fin de siècle, antichi parquet, lampadari e appliques d’epoca. Elementi che, da soli, già potrebbero raccontare il luogo.
Ma si accennava all’ingresso: per quanto raffinato ed elegante, a prima vista non regala sensazioni particolari di generose dimensioni. L’impressione, ingannevole, farebbe pensare a una location raccolta e ad ambienti non particolarmente ampi. Basta però volgere lo sguardo all’insù per notare un incredibile scalone ellittico, cifra distintiva dell’hotel, in marmo bianco con ringhiera in ferro battuto che si avvita, e avvita lo sguardo, a spirale fino al sesto piano. Da qualsiasi direzione lo si ammiri, dal basso verso l’alto o viceversa, la prospettiva è vertiginosa; ne sa qualcosa Alfred Hitchcock.

Il regista è stato infatti ospite del Bristol Palace in due occasioni: nel 1925, mentre era a Genova per girare alcune scene del suo primo film in assoluto, The Pleasure Garden, e nell’estate del 1954, quando stava realizzando Caccia al ladro. Leggenda vuole che si sia ispirato allo scalone e alla sua vista sorprendente per ideare la spirale che fa da leitmotiv al film Vertigo, noto anche come La donna che visse due volte. Un dettaglio che ricorre in molte occasioni e, in particolare, nella celebre scena della caduta dalla scala a chiocciola del campanile.
Ma 121 anni di storia hanno visto scendere al Bristol Palace anche altri nomi quali, per esempio, Gabriele d’Annunzio, Luigi Pirandello, Edmondo De Amicis, Eugenio Montale, Vittorio De Sica, Alberto Sordi, il Principe Alberto II di Monaco, Carlo Azeglio Ciampi, Yitzhak Rabin, Shimon Peres, Rita Levi-Montalcini, il premio Nobel Orhan Pamuk, Rudolf Nureyev, Carla Fracci e, in tempi ovviamente più recenti, anche Silvio Berlusconi che, da una delle sue suite, registrò e diffuse un suo intervento.
Una location del genere, al di là di allure e fascino architettonico, è però anche sostanza, che va ben oltre un pur elegante abito di importante sartoria: le camere e suite, ariose e raffinate, raccontano un glorioso passato che si tramanda in un’idea di accoglienza identitaria ed esclusiva, fatta di signorilità, antica contemporaneità e attenzione ai dettagli. Stesso fil rouge per la cucina, che guarda alla tradizione gastronomica del posto e conferma, a riprova di un’idea di ospitalità del tutto personale, le cinque stelle del Bristol Palace.

Fonti e immagini: Testo di Andrea Matteucci. Photo credits come indicato nelle singole didascalie, dai materiali forniti con l’articolo. Tutti i diritti sulle immagini sono riservati ai rispettivi titolari.



