Praga è una città che unisce eleganza, accessibilità e un patrimonio culturale unico. È conosciuta per la sua storia millenaria, l’atmosfera romantica, la vivacità culturale e la straordinaria bellezza architettonica. Una città versatile, dove il nuovo si combina con l’antico e dove convivono con naturalezza stili, epoche e linguaggi differenti.
Uno sguardo al passato
Quando si pensa a Praga viene subito in mente il Ponte Carlo, simbolo della città e uno dei ponti medievali più fotografati d’Europa. Il ponte, che collega lo Staré Město, la Città Vecchia, con Malá Strana, il Quartiere Piccolo, è impreziosito da numerose statue di santi che ne accentuano il carattere spirituale, rendendolo simile a un tempio all’aperto. Quando cala la notte, l’illuminazione a gas crea un’atmosfera suggestiva, con un gioco d’ombre che sembra dare vita a nuove storie scolpite nella pietra.

Un’altra icona della città è l’Orologio Astronomico, situato nella piazza della Città Vecchia, sulla facciata del vecchio municipio. Celebre per il suo meccanismo del XV secolo, è composto da un calendario con i segni zodiacali e da un orologio. Ogni ora – dalle 8 alle 23 – anima le sue finestre con la sfilata dei dodici apostoli, ciascuno riconoscibile dal proprio attributo, dando vita alla parte più scenografica del meccanismo.
Praga è anche denominata la Città dalle Cento Torri per il numero elevato di chiese barocche e cattedrali gotiche, tra cui spicca la cattedrale di San Vito, all’interno del complesso del Castello di Praga, inserito nel Guinness dei Primati come il più grande complesso di castelli antichi al mondo.
Musei e gallerie d’arte
Interessante il museo dedicato ad Alfons Maria Mucha, più conosciuto come Alphonse Mucha, massimo esponente del movimento Art Nouveau. Pittore, scultore e pubblicitario, il suo nome è legato soprattutto ai poster che portarono colore e arte nelle strade. Con tinte vivaci e caratteri morbidi, i suoi manifesti illuminavano il grigiore urbano e pubblicizzavano prodotti quotidiani, dalle birre alle biciclette. Attualmente la maggior parte delle opere esposte nel museo appartiene alla collezione privata del tennista Ivan Lendl.
Tante le gallerie d’arte presenti a Praga, a testimonianza di quanto la città sia al centro di un grande fermento culturale e artistico. Tra queste, Kodl Contemporary, fondata da Jakub Kodl, ultima generazione della famiglia Kodl, collezionisti d’arte e mecenati culturali. La missione della galleria è creare una rete internazionale per promuovere l’arte contemporanea ceca e rafforzarne il ruolo nel mercato e nella società, attraverso mostre innovative, collaborazioni globali e un dialogo culturale continuo.

Mix di architetture
Basta passeggiare per la città come un flâneur, senza fretta e con curiosità, per accorgersi di quanti stili architettonici la caratterizzino. A cominciare dal Liberty, che si ritrova in tanti palazzi di via Pařížská, la strada che attraversa il quartiere ebraico e collega piazza della Città Vecchia al Ponte Ceco. È chiamata così perché ricorda i boulevard parigini ed è la via più esclusiva ed elegante dello shopping ceco, con un’ampia gamma di negozi e boutique dei marchi di moda più prestigiosi al mondo.

Il Liberty qui si alterna a edifici in stile gotico come la Sinagoga Vecchia-Nuova, la più antica ancora esistente in Europa e, secondo una leggenda, protetta dal fuoco nel ghetto dalle ali degli angeli trasformati in colombe, motivo per cui sarebbe rimasta miracolosamente intatta fino a oggi. Tripudio dello stile Art Nouveau è invece la Casa Municipale, in ceco Obecní dům, vicino a piazza della Repubblica. È un centro culturale costruito tra il 1905 e il 1912 e rappresenta il massimo splendore di questo stile. È qui che nel 1918 fu proclamata la Repubblica Cecoslovacca. Al suo interno, decorato da artisti come Alphonse Mucha, Jan Preisler e Ladislav Šaloun, si trovano la sala concerti Smetana, sede dell’Orchestra Sinfonica di Praga, altre sale minori, un caffè e un ristorante francese.

A Praga si possono ammirare anche esempi di architettura cubista, movimento artistico nato in città tra il 1910 e il 1925, caratterizzato da geometrie spezzate, volumi sfaccettati e decorazioni tridimensionali che creano giochi di luce e ombra. La Casa della Madonna Nera, Dům U Černé Matky Boží, progettata dall’architetto Josef Gočár, ne è l’emblema. Il palazzo ospita il Museo del Cubismo e, al primo piano, il Grand Café Orient, unica caffetteria cubista al mondo, con numerosi arredi d’epoca, come il bancone del bar, i lampadari e i lucernari, ideati dallo stesso Gočár. È in stile Art Déco invece il Café Slavia, situato nel Palazzo Lažanský, di fronte al Teatro Nazionale. Un locale frequentato in passato da artisti, musicisti, attori e scrittori, tra cui anche Franz Kafka, tanto da meritarsi il nome di caffè letterario.

Praga funzionalista e brutalista
Lo stile funzionalista di Praga nasce tra le due guerre mondiali, a partire dagli anni Venti, e si distingue per l’essenzialità delle forme: linee nette, geometrie pure, tetti piani e interni ampi e luminosi pensati per privilegiare la funzione rispetto alla decorazione. Alcuni esempi si concretizzano nel Palazzo Baťa, iconico edificio commerciale della celebre azienda di calzature, nel complesso residenziale Baba, in cui si privilegiano minimalismo e praticità, e nel Palazzo della Radio.

L’epoca brutalista è uno dei lasciti più potenti del periodo comunista. Una corrente architettonica nata negli anni Cinquanta e diffusasi fino agli anni Ottanta, riconoscibile per alcuni tratti molto netti e deliberatamente duri. Le sue architetture non cercano grazia, ma presenza: masse compatte, volumi monolitici, superfici crude che rinunciano a ogni ornamento. Sono edifici che sembrano scolpiti più che costruiti, pensati per imporsi sul paesaggio urbano con una forza quasi ideologica, dove la materia grezza diventa estetica.
La Casa Danzante
Situata sulla sponda del fiume Moldava, nel quartiere di Nové Město, la Città Nuova, la Casa Danzante – in ceco Tančící dům – è stata progettata dall’architetto croato Vlado Milunić in collaborazione con il canadese Frank Gehry. È nota anche come “Fred e Ginger”, perché ricorda una coppia di ballerini stretti in un passo di danza. La torre sinuosa in vetro e pilastri curvi rappresenta la donna, Ginger, mentre quella in cemento l’uomo, Fred.
Il luogo dove è stata costruita era rimasto vuoto dopo i forti bombardamenti del 1945. Il lotto rimase così fino al 1989. Con la caduta del comunismo, il presidente Václav Havel pensò che sarebbe stato bello trasformare l’area in un centro culturale e sociale per la cittadinanza. Un simbolo, dunque, di democrazia e resilienza. La costruzione iniziò nel 1992 e terminò nel 1996. Il piano originale di Havel, però, non fu mai realizzato: all’interno della casa trovano oggi posto uffici finanziari, compagnie assicurative, una galleria d’arte, un hotel e un ristorante chiamato Ginger & Fred. La Casa Danzante è caratterizzata dallo stile decostruttivista, movimento che frammenta forme e geometrie per creare caos controllato, e presenta richiami al neobarocco, al neogotico e all’Art Nouveau.

Fairmont Golden Prague, splendida rivitalizzazione di un’icona brutalista
Inaugurato nel 1974, l’ex InterContinental Hotel, progettato da un team di professionisti guidato dal famoso architetto Karel Filsak, è uno dei pochi edifici di quell’epoca a non essere stato demolito. Questo gioiello del brutalismo e importante punto di riferimento del modernismo si è trasformato in un raffinato hotel grazie a tre imprenditori visionari cechi, accomunati dalla stessa volontà di riportare la struttura al centro della vita sociale di Praga e non solo.

Il progetto è stato affidato allo studio di architettura TaK Architects di Marek Tichý, che ha condiviso fin da subito la visione dei proprietari. I lavori di ristrutturazione sono durati cinque anni, dal 2020 al 2025. Marek Tichý ha trasformato il restyling dell’hotel in un intervento molto più ampio, volto non solo a restaurare l’edificio originale, ma a reinterpretarlo, ampliarlo e integrarlo con nuove strutture. L’obiettivo principale era “democratizzare” il complesso, aprirlo alla città e creare nuovi spazi pubblici accessibili, collegando finalmente l’hotel al tessuto urbano.
Il progetto combina elementi restaurati e nuovi interventi, mantenendo il dialogo tra cemento, vetro e legno, e riprendendo la filosofia collaborativa degli anni Sessanta, in cui architettura e arte si fondono. La ristrutturazione è stata complessa a causa delle condizioni critiche dell’edificio, che hanno richiesto la ricostruzione di intere sezioni e la sostituzione di interventi scadenti realizzati negli anni Novanta.

Le 320 camere e suite, affacciate sul fiume e sul Castello di Praga, occupano i piani dal secondo all’ottavo e uniscono modernismo, comfort e lusso funzionale. Gli interni, progettati con grande attenzione artigianale, sono caratterizzati dalle tonalità calde del legno scuro, in dialogo con elementi più chiari, e includono elementi iconici come le pareti scorrevoli in vetro fuso realizzate da Lasvit su progetto di Wanda Valihrachová, che diventano al tempo stesso architettura, luce e opera d’arte.

TaK Architects ha collaborato fin dall’inizio con lo studio britannico Richmond International per definire camere e aree comuni, arricchite da opere in vetro di aziende ceche e da una collezione di circa 150 locandine cinematografiche del Novecento. Nei bagni spiccano lavabi artigianali italiani Lupi e cosmetici Le Labo Rose 31, creati appositamente per Fairmont. Questa armonia materica e cromatica crea un rifugio rilassante, dove la bellezza della capitale ceca rimane sempre protagonista.

Fonti e immagini: Testo di Isabella Radaelli. Immagini dai materiali forniti con l’articolo; crediti specifici nelle didascalie. Tutti i diritti sulle immagini sono riservati ai rispettivi titolari.



